di Rudy Marcolini*
Da un convegno promosso a Padova nell'ambito della mostra "Valigie di cartone", sono emerse le difficoltà dei mass-media di lingua italiana all'estero.
Le testate di lingua italiana pubblicate all'estero, sono affiancate da quelle italiane per l'estero, che sono 52, tutte iscritte alla
Fusie. Questi giornali sono certamente i più mirati poiché riassumono tutte le attività delle province, dall'economia alla politica, allo sport, ma, soprattutto, informano puntualmente su leggi e regolamenti in favore dei corregionali residenti all'estero. Da non dimenticare la parte dedicata ai ricordi degli emigrati, che attraverso i loro racconti creano un ponte tra regioni italiane e il resto del mondo.
Ma affrontiamo i problemi della stampa. In questi ultimi cinque anni ci sono stati tre convegni internazionali, uno a New York nel maggio del 1994 per l'area anglofona, uno a San Paolo del Brasile, nel dicembre dello stesso anno, per l'area spagnola, uno a Berlino nel 1995 per gli stati europei e mediterranei, e infine la Conferenza di Milano del 1996 che li riassumeva tutti.
A questi appuntamenti sono intervenuti editori e direttori di testate italiane all'estero e di testate italiane per l'estero, oltre naturalmente ai responsabili delle stazioni radiotelevisive italiane nel mondo.
Prima di parlare del comune denominatore che si è ritrovato in tutti gli interventi, vorrei sottolineare questo paradosso incomprensibile e assurdo: mentre la stampa italiana all'estero esiste, catalogata e assistita finanziariamente dai vari dicasteri italiani, per la radiotelevisione non c'è nessun contributo... come se non esistesse. Al ministero degli Esteri si sono fermati a Gutemberg; Marconi, la radio, la televisione, telesat, telematica e internet non esistono.
Inutile dire quanti memorandum sono stati presentati in questo senso ai vari ministri e sottosegretari; la risposta è sempre stata la stessa: «Non dipende da noi ma dalla Presidenza del Consiglio».
Solo la voce dell'onorevole Mirko Tremaglia si è alzata forte e chiara per chiedere al governo un contributo globale di dieci miliardi di lire a favore di tutti gli organi d'informazione, quindi anche per radio e televisione.
Nella prospettiva di questa nuova dimensione che ruolo può giocare la grande presenza italiana all'estero? Nel mondo ci sono decine di milioni di italiani o discendenti di italiani. C'è una richiesta di apprendimento della lingua italiana che viene da Paesi anche lontani da noi e del tutto estranei al mondo latino, a dimostrazione di quanto cosmopolita sia la cultura italiana. La diaspora è per noi una ricchezza straordinaria: decine di milioni di persone distribuite in tutti i continenti e spesso in posizioni di eccellenza. Altro che Little Italy! Quando si parla di italiani nel mondo bisogna sapere che il governatore di Wall Street si chiama Grasso; che uno dei principali industriali svedesi e secondo produttore mondiale di biciclette viene da Salerno; che il ministro dei Lavori pubblici del Canada è un emigrato siciliano di prima generazione, l'onorevole Alfonso Gagliano; che Jacocca non è nato in Irlanda; che Cavallo, ministro dell'Economia argentina, ha il nonno di Biella; che il vicepresidente del Parlamento australiano si chiama Sgrò, ecc. Quanti in Italia sanno che Rosario,in Argentina, è la seconda città piemontese nel mondo, dopo Torino?
* Presidente di Primecommunications Canada
dal Messaggero di sant'Antonio - Edizione italiana perl'estero 1/2001
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