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JOSÉ VICTORIO PICCOLI, DISCENDENTE DI BISNONNA E NONNO PARTITI DA RONCO ALL’ADIGE NEL 1882
In un libretto ha ricostruito la storia di famiglia

Caxias do Sul
Caxias do Sul
di Claudio Beccalossi

Caxias do Sul (Rio Grande do Sul, Brasile) – Se ne sta appartato, in fondo alla chiesa di Nossa Senhora de Caravággio (Madonna di Caravaggio) di Ana Rech, località fondata (e che prende il nome) dalla veneta Anna Rech di cui spicca, sotto i due campanili, un monumento dedicato a lei ed al centenario della sua venuta dall’Italia (1877-1977). La Rech, originaria della zona di Pedavena (Belluno), nonostante fosse vedova e con otto figli tentò lo stesso l’alternativa dell’emigrazione in Brasile riuscendo ad assumere, con decisa ostinazione e ferrea volontà, un ruolo da leader (una donna, cioè, con gli… attributi) nella comunità pionieristica italiana d’allora. E non solo…

L’anziano, timidamente, confida alla persona più vicina del gruppo di veneti che ingrossa la cerimonia religiosa d’essere di discendenza veronese. E la curiosità generale s’è subito fatta largo…

«Mi chiamo Giuseppe Vittorio Piccoli – racconta in vena di confidenze – ho 70 anni, abito in Rua Armelindo Mandelli 121, a Caxias do Sul, e rappresento la terza generazione da nonno Cirillo Piccoli, partito da Ronco all’Adige nel 1882. Mio nonno venne in Brasile con sua madre Carolina e tre fratelli, un maschio e due femmine. Insieme, si stabilirono nella Colonia Caxias. Si sposò con Albina Armigliato, proveniente a sua volta ma in tempi successivi da Ronco all’Adige. Ebbe nove figli tra cui Angelo, mio padre, il più giovane. Morì nel 1922. Il papà, a sua volta, ebbe undici figli, tutti viventi nella zona a parte una sorella che abita a San Paolo.»

«Ho ricostruito le vicende di nonno Cirillo e della bisnonna Carolina in un libretto dedicato alla Famiglia Piccoli. Il nonno aveva solo 19 anni quando sbarcò in Brasile. Fece il contadino. Possediamo ancora la terra coltivata a quel tempo a miglio, frumento, vigne. Vi vivono ancora otto famiglie Piccoli. Tra di noi circola ancora l’episodio dei fratelli Cirillo e Nazzareno che, raccolto il frumento in due giorni di lavoro, volevano venderlo. Partirono per Caxias con dei mussi confidando su dei compratori. Invece, non trovarono nessuno disposto ad acquistare il frumento e così, per non portarsi indietro il carico, furono costretti a svenderlo per un… coltello. Un paio di giorni di dura fatica per un semplice utensile…»

José Victorio Piccoli è sposato con Miriam Bortolon, a sua volta d’origine veneta. Hanno due figli: Cristina, 27 anni, architetto (ha seguito, tra l’altro, un corso d’architettura palladiana a Vicenza) e Luciana, 25, maestra. Sposate, una risiede in una località al confine con l’Argentina e l’altra a Porto Alegre. Dopo anni d’insegnamento di storia e geografia a Caxias do Sul e ad Ana Rech, Giuseppe Vittorio è andato in pensione. Senza dimenticarsi d’aggiungere all’elenco di piccole grandi gratificazioni (come l’appartamento o l’auto) l’acquisto d’un lotto di terreno perché una figlia possa costruirsi la casa.

«L’ultima volta che ho rimesso piede in Italia è stato nel maggio scorso – riferisce il veronese di terza generazione (quarta se si considera anche la bisnonna Carolina) - aggregato ad una comitiva turistica che ha fatto tappe anche in Portogallo, Spagna, Francia. La mia prima occasione a Ronco all’Adige, invece, è stata anni fa per cercare di trovare qualche mio parente. Purtroppo, non ne ho rintracciato nessuno. Ed è appunto questo non riuscire a scoprire tracce tangibili delle mie radici che, ancora oggi, mi dà qualche malinconia. Salteranno fuori miei lontani congiunti facendomi conoscere attraverso “L’Arena”?»

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