Durante questo periodo di crisi, nelle trasmissioni televisive e nei media, si avverte un totale allontanamento dal mondo produttivo e un ricorso continuo ad una retorica bizantina. E già!, perché tutto quello che riguarda il lavoro è noioso, mentre quando si parla di donnine, droga e scandali tutti sono morbosamente interessati. La sconfitta dei polentoni piemontesi che hanno unificato l’Italia 150 anni fa non potrebbe essere più eclatante. Alla fine non ha prevalso l’attivismo e il mercantilismo del nord, ma l’eterno sud mafioso e camorristico con la sua logica gattopardesca. Dove sono i gloriosi anni ’50 e ’60, quando spesso alla tv si vedevano immagini di una Italia in fase di boom economico? Sembrava allora che l’Italia dovesse diventare un paese simile a quelli dell’Europa occidentale. Pia illusione: l’effetto boom è durato poco e dopo 30 anni ci siamo seduti. Gli ultimi 15 anni poi sono stati di un declino spaventoso. L’Italia da paese industriale è diventato un paesetto di bottegai in attesa di diventare una repubblica delle banane E la classe politica non fa altro che lamentarsi e attaccare fantomatici nemici che minerebbero l’economia e la patria. E’ chiaro invece la colpa è del sistema bipartitico che non funziona con questi partiti e con questi uomini. Destra che non è destra, sinistra che non è sinistra. In questo contesto si inserisce brillantemente la congerie di mafia, n’drangheta, camorra, sacra corona unita, che tra un po’ creerà delle filiali in nord Italia per assicurare un lavoro ai nostri figli. Lavoro serio, sicuro, dignitoso. Viator
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